Angelo Mammetti

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TEATRO

Ho cominciato a recitare a 18 anni per gioco, in una compagnia dialettale. Naja, università, fidanzate per poi riprendere a 24 anni decidendo di cominciare studiando la dizione. Causa la mia voce, definita “particolare”, finisco a studiare con un regista radiofonico in RAI per commedie radiofoniche e il suo gruppo teatrale. Dopo un anno circa, mi viene proposto di interpretare “Jerry” ne “La storia dello Zoo” di Edward Albee. Per farlo comincia lo studio del “Metodo Stanislavskij”. Il curriculum conseguente è da un’altra parte, sennò che sito è? Quello che voglio dire qui è che proprio il “metodo Stanislavskij”, che da subito mi “risuonava” totalmente, mi ha dato lo stimolo e il movente per Tutte le ricerche affrontate in seguito.
Per “far vivere al personaggio una vita vera”, l’attore deve attingere al suo di mondo, psicologico ed emotivo, il più direttamente possibile. La tecnica si basa, perciò, su una costante osservazione di sé stessi nel tentativo di essere “veri” nella propria vita, scoprire chi si è e “prestarlo” al personaggio. È evidente che il “metodo” mi sia arrivato (senza andarlo a cercare, ché non sapevo nemmeno esistesse) trasportato dal mio Intento. L’inizio del “come” creare qualcosa.
In questa ottica, come sperimentazione di me in quanto “uomo”, mi sono abbandonato a molte forme di teatro, ma anche il cinema, lo speakeraggio , il presentatore. Poi anche l’insegnante e il regista e in ultimo scrittore di testi.
In tutte le mie esperienze ho tenuto sempre la linea indicatami dal significato della parola “Teatro”. Deriva dal greco antico Theatron che significa “sto a guardare” (e sfumature relative): l’attore è unicamente “tramite” fra il testo (concetto, idea, insegnamento, filosofia, religione, politica) e chi viene per “stare a guardare”. Deve essere,quindi, uno strumento, consapevolmente preparato, che il pubblico può usare per “conoscere” attraverso le emozioni. Non c’è spazio per l’Ego (che comunque si sentirà gratificato o umiliato) dell’attore. Sia chiaro che col termine “attore” sottintendo tutto l’ente sotteso alla creazione dell’evento “spettacolo”, dal macchinista al produttore. L’importanza, perciò, della bravura e del carisma del singolo è legata necessariamente a quella di tutti gli altri “operai” nel costruire l’ Opera che finirà davanti a chi “sta a guardare”. In questo mi ha aiutato molto l’insegnamento di don Juan Matus a Carlos Castaneda: “L’umiltà del guerriero è non chinare la testa davanti a nessuno e impedire a chiunque di inchinarla davanti a sé”, perché in un ambiente, dove la gratificazione dell’Ego è lo scopo della maggior parte di chi ci si avvicina, io ho rinunciato al successo e questo mi ha portato a dover risalire da numerose depressioni e frustrazioni. Che scuola, però….
E quanto (!) questa scuola mi ha aiutato nel muovermi nel mondo del “new age” prima e del “nuovo paradigma” più recentemente. Per riconoscere dove stava lo Spirito. E se c’era….

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